Addio a Giuseppe Šebesta
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Giuseppe
Šebesta
A metà degli anni '60, forte di questa esperienza, elabora il progetto di un grande museo delle tradizioni popolari del Trentino, secondo una metodologia museografica di nuova concezione, che per la prima volta in Italia si concentra sui temi propri del lavoro di ambito contadino, e sulle tecnologie artigiane di supporto: legno pietra tessuto ceramica rame ferro... Sua è infatti la riscoperta in chiave etnografica delle grandi macchine del mondo preindustriale - mulini, magli, segherie... - che vengono analizzati e riproposti in museo quali autentici beni culturali. Secondo questa innovativa impostazione 'ergologica', Šebesta allestisce in Italia tre grandi musei: il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all'Adige (1968), il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna di Santarcangelo (1971), e il Museo internazionale degli zattieri a Codissago di Castellavazzo (2004). In particolare, il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina (dal 1972 ente funzionale della Provincia Autonoma di Trento), per vastità delle collezioni e importanza di impianto, è generalmente considerato il maggiore museo etnografico italiano di ambito locale. Nell'anno 2000, una mostra presso il Museo Nazionale dell'Agricoltura di Praga, dal titolo "Giuseppe 'Bèpo' Šebesta: Česki Genius v Tridentu / Genio ceco a Trento" ne aveva riproposto con successo i contenuti poliedrici dell'opera in campo artistico così come scientifico nella patria avita (il padre proveniva da Ceske Budejovice nella Boemia meridionale). Tra gli
etnoantropologi italiani, Šebesta ha incarnato con successo un tipo
unico nel suo genere: impetuoso, a tratti stravagante, poco libresco
seppure coltissimo, continuamente rapito dall'impeto creativo di
un'abilità manuale prorompente, ha esplorato con originalità di
pensiero e grande coraggio percorsi di ricerca mai battuti
prima.
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