ROSETTA BRACCHETTI E DIEGO GADLER Cittadini di Trento innamorati del Bleggio e delle Giudicarie (Con testo critico di Paolo Toniolatti e schedario degli atti di Diego Gadler presso la Biblioteca Comunale di Trento) (Pp. 80-90 del n. 74, agosto 2010, della rivista trentina Judicaria, quadrimestrale di informazione del Centro studi Judicaria, Viale Dante, 46, 38.079 Tione di Trento, www.judicaria.it, centrostudi@judicaria.it) Link - Diego Gadler giornalista, scrittore e poeta su Quaderni del Gruppo Poesia 83 |
|
Diego aveva tre fratelli
e una sorella: Franco, fotografo; Carlo dipendente delle acciaierie di
Bolzano; Achille, contabile prima alle Aziende agrarie e poi ai Magazzini
Nicolodi, appassionato di alpinismo, che è stato per diversi anni
presidente della SAT e autore di numerose guide
alpinistico-escursionistiche; l’unica sorella Ester, scomparsa
improvvisamente a 28 anni.
Rosetta aveva un fratello
preside, Giuseppe, e una sorella, Valentina, Tina per gli intimi, che era
l’unica dei tre a non avere studiato, per fare da infermiera a suo padre,
gravemente malato e poi invalido per molti anni. Rimasta nubile, era poi
passata a gestire la casa di famiglia e i quattro nipoti. D’estate
accompagnava la famiglia Gadler a Fiavé, dove si passava l’estate insieme,
sempre nella stessa casa presa in affitto.
A Fiavé, dove da Bolzano
si era trasferito dopo la pensione, viveva Carlo, il fratello di Diego,
con sua moglie, e aveva comprato casa in località Cornelle.
Diego e Rosetta amavano
il Bleggio e le Giudicarie, e a Fiavé Diego aveva diversi amici, tra i
quali Graziano Riccadonna, il pittore Farina e il barbiere Pippo Cicero,
un personaggio molto simpatico, originario di Lentini (SR), che, una volta
in pensione, se ne sarebbe tornato al Sud con la moglie.
Noi andavamo a fare
visita alla famiglia Gadler a Fiavé alla fine di ogni estate, al nostro
ritorno dal Sud, e ogni volta era come un rito: dopo la passeggiata
mattutina, si pranzava e di pomeriggio si andava alla scoperta delle
bellezze dei paesi vicini.
“I COLORI DELLA PAROLA” : ricordo di DIEGO GADLER Presentazione di Paolo Toniolatti Centro Rosmini – Trento, 26 aprile 1993
****** Nel momento in cui mi accingo ad abbozzare il percorso di poeta e di scrittore di Diego, non posso rimuovere una sua certa idea della critica, dei critici. “Come si può sovrapporre il proprio pensiero, il proprio orientamento critico a una cosa che non è nostra? Lo facciano certi critici, arzigogolando stoltamente, a lungo, sovente su fatti non esistenti nel testo, ma col proposito scolastico e libresco, di mostrare quanto sono “bravi”. Un poeta può solamente accettare o respingere”. Sono parole di Diego in una lettera alla poetessa Anna Maria Ercilli, che, proprio in nome dell’amicizia, mi ha permesso di offrirle alla nostra comune attenzione. Un altro tassello di vita, nella verità. Sono parole recenti, del 1991. Avendo accettato di rompere il muro, spesso prezioso, del silenzio, cercherò almeno di attenermi a queste severe indicazioni. Paradossi, contraddizioni. Ma così è la vita.
“...la sua poesia si collocava quasi per intero al di là degli accadimenti concreti, ed era soprattutto sentimento e pensiero dei moti dell’anima, commozione e trasalimento sensitivo di respiro cosmico; era percezione spirituale dell’inespresso e dell’inesprimibile; era stupore colmo di intuizioni spirituali supreme.” Ancora parole di Diego, del 1989. Parole sedimentate a lungo, basterebbe leggere i vari rifacimenti di questo suo intervento su Nedda Falzolgher. Ci sono affinità umane, letterarie, spirituali. Fili misteriosi, arcani. Così come quando Diego ribadisce il potere trasfigurativo della parola poetica, l’essenza del vero poetico rispetto a quello “realistico”. O quando coglie in Nedda una “perfetta umiltà dinanzi al mistero”. Ho scelto di dare la parola il più possibile a Diego. Come non percepire la poesia “Prisma”, contenuta nella sua prima raccolta, Paese di giovinezza del 1939, come una sorta di manifesto poetico? Dove sono le misteriose parole, le parole luce le parole gioia, per disseppellire da profondi abissi la bellezza perfetta che ama il mio cuore: voce immensa del vento fra gli abeti, soavi luci labili, ombre strane, autunnali notturni, inobliati!, fontane di splendori a primavera, gamme di fiori, trilli d’usignoli? Dove sono dove sono le parole ch’erompano in limpide fiamme dal sangue, alzando smaglianti sogni, vaghi mondi, beltà ideali levando da l’oblio? Potremmo cercare le radici di questo linguaggio poetico che si nutre in modo originale di una severa disciplina nella scelta delle parole, sullo sfondo di una poesia italiana ed europea che tanti mutamenti ha conosciuto, a partire dai crepuscolari, dai futuristi, con rotture della tradizione prima e dopo la prima guerra mondiale. Pensiamo che nella stesso anno, il 1939, esce la raccolta Le occasioni di Montale. Differenze tematiche, diversi livelli di profondità. Le molte voci della coscienza, della cultura. Diego Gadler scrive versi e racconti con misura: nessun eccesso quantitativo, molto controllo formale, senso della parola “bella”, per certi aspetti “definitiva”. Lavoro di anni. Cogliamo subito i mutamenti nella seconda raccolta poetica, Arpa del 1953. C’è una maturazione del linguaggio, una maggiore essenzialità, un prosciugamento del parola. Sono percorsi personali ma c’è di mezzo una volta ancora l’esperienza traumatica della guerra, l’impatto con il dolore. Lo stile si modifica, c’è una venatura realistica che andrebbe seriamente indagata. Mario Malloggi può cogliere allora i “segni” di Mallarmé e Valery, di D’Annunzio e dei post-impressionisti, le suggestioni tardo romantiche e “crepuscolari” di Böklin, accanto a quelli di Quasimodo. L’ascolto delle poesie ci aiuterà a cogliere l’originalità dell’impasto poetico di Gadler: a mio avviso i vari elementi si fondono, senza calchi o marcata imitazione. Solo per inciso vorrei ricordare che proprio in quegli anni sono uscite opere importanti di Sinisgalli, Bertolucci, Caproni, Luzi, Zanzotto. Scenari, anche solitudini. Mi pare di cogliere in Gadler la stretta connessione tra parola e sensazione, la parola è puntuale, ha un suo colore, un suo suono, si pone tra percezione e coscienza, in una ricerca della purezza della lingua. Ritrovo nel suo linguaggio la capacità rara di osservare, ascoltare, con discrezione. Quasi uno stare al bordo. Una capacità di vedere, sentire, esprimere il reale; di portarlo alla luce. “Luce della poesia”: rubo questa immagine suggestiva a Gianni d’Elia, in un suo contributo su Pasolini, in cui parlava di “esperienza della percezione”, tra presenza e memoria. Ancora Malloggi parla di un’aggettivazione che prolunga la durata del metro, una sonorità dei versi di Gadler. Come nel mito la materia si fa stato d’animo. “Soprattutto questo conta per un vero poeta: che egli tragga dall’apparente affanno di tutte le cose; l’ordine primo, la misura del mondo, che è poi la misura di se stesso, la propria coscienza e lucidità”. Umberto Eco quarant’anni dopo può ribadire che la funzione dei miti è quella di “dare forma al disordine dell’esperienza”. Mi pare giusto fare questi richiami, citazioni-ritagli dal fluire della perenne riflessione sulla parola. La poesia e le cose, la poesia e il tempo, la poesia e noi. ****** Nel 1954 esce la raccolta di racconti Ogni anno fiorisce la mia valle. Essa segna il passaggio alla prosa come attività prevalente. Siamo di fronte a una scrittura tersa, limpida, che sembra quasi non entrarci con un mondo convulso, lacerato. Sembra non volerci entrare. C’è un problema di decifrazione, tra distanza e leggerezza. C’è il problema della coesistenza di poesia e prosa nello stesso autore. Una coesistenza che a mio avviso è risolta in modo originale. L’ascolto potrà, mi auguro, confermare queste mie asserzioni. Vorrei proporre alcune citazioni da questi racconti, sia per delineare la poetica di Diego, sia per assaporare la qualità di una lingua, di una prosa di alta qualità, preziosa ed essenziale. Una prosa in cui il nesso parola-vita, parola-ricerca è costante. “Per la mia comprensione, per la mia pietà dell’uomo. Per questo mio spietato e acuto vedere, per questo mio esperto e sofferto intendere.” (pag. l2) “...sentire tutta la mia vita...” (pag. l8) “...in tutte le cose v’è un respiro e una voce, v’è come un racconto fatto all’uomo per la sua felicità... v’è come un’intesa per cui non vivono staccate ma, col prisma della memoria, si fondono benefiche nel nostro spirito ed insieme animano la vita: ci danno pensiero, ci danno saggezza.” (pp. 19-2O) “La parola disperde tutto,è uno strumento infedele.” (pag. 25) “Abbiamo cessato di immaginare: ecco la crisi dell’arte e della poesia che travaglia il nostro tempo...” (pag. 29)Altrove l’umanità di Gadler acquista spessore e nitidezza inconsueti, coinvolgenti: “Non sentirti solo con la tua fatica, UOMO, vedi attraverso i tuoi occhi, medita con la tua mente, ascolta attraverso il tuo cuore, immagina con la tua fantasia, costruisci con la tua mano. In una parola, accogli la vita! (pag. 30)Abbiamo parlato del peso della guerra anche nella produzione artistica di Gadler, la guerra. “schianto disumano, assurda e crudele”. “L’uomo si caccia sotto un platano, si isola nei suoi pensieri. Non prova nulla. Si sente secco. Deserto.” (pp. 54-55)Altrove si esprime la percezione della stanchezza esistenziale, che pervade e pesa anche nel lavoro dello scrivere. L’autore Si sente “burattino dell’ispirazione” (pag. 58). C’è verosimilmente un richiamo al “saltimbanco dell’anima mia” di Palazzeschi, ma in un contesto profondamente diverso. “....quando il fluire di un’idea cessava, simile a un’ombra infinita si proiettava in noi il nulla. Si poteva percepire il nulla: si poteva non pensare, affrancarsi infine dal terrestre legame delle memorie...” (pag. 150) Lo stile è modernissimo, sono racconti brevi, concentrati anche in mezza pagina. Una lingua scesa tra parola poetica e prosa, senza artificiosità. C’è come un senso di attesa tra stupore e sogno. Una scrittura a mio avviso “classica”, per equilibrio e profondità. “Modernissimo”, “classico”. Solo un ossimoro? “Suite di paesaggi umani” definisce questa prosa Diego Valeri. Di “paesaggi interiori” parla Fausto Montanari, Raffaello Prati evidenzia una “giusta dosatura tra immagine e suono”, dopo essersi soffermato sull’atmosfera di incantamento, sulle note di colore, sul ritmo e trova connessioni tra questa scrittura e il lavoro di pittori trentini come Pancheri e Garbari. Il ruolo e le possibilità del paesaggio quindi. Gabriella Belli presentando una mostra di Gino Pancheri nel l989, ha ricordato come egli fosse tornato alla libertà impressionistica del “plain air”, avesse elevato un suo canto alla natura, ricco di poesia e di conquiste formali. Non mi pare una forzatura connotare in tal modo “i racconti-paesaggi” di Diego Gadler. “Prosa d’arte” l’ha definita Luigi Fiorentino. Una scrittura sapienziale, mi sento di aggiungere.****** Ho richiamato più volte; da angolazioni e contributi diversi, l’aspirazione di Gadler allo svelamento della bellezza. Mi pare che le conquiste del pensiero, dell’arte classica, il rapporto tra be11o e buono, siano oggi al centro di un ritorno alla classicità. Ci sono successi editoriali recenti che stanno a confermarlo: 25.000 copie le opere complete di Platone e 18.000 quelle di Plotino, edite da Rusconi. Su un versante editoriale diverso, il milione di copie della Lettera sulla Felicità di Epicuro, di Stampa Alternativa. Sono entrato nella casa di Diego. Le pareti sono rivestite di quadri, molti sono opera della signora Rosetta. C’è storia. C’è la bellezza. Come quella miniaturizzata di uno scrittoio pieno di oggetti belli. C’è armonia nel tutto. Il tempo si è come fermato. Sono certo che questi particolari c’entrano con la critica. Una critica che non pretenda, pur misurandosi con il valore di una produzione letteraria e artistica in generale, di dare voti o pagelle, ma che cerchi di comprendere la struttura, la storia di un testo.****** E’ del 1959 l’ultima opera a stampa Leggende e fiabe. La struttura è spesso quella del dialogo. La forma del mito ripropone la tensione tra realtà e sogno, anche attraverso le zone d’ombra dell’assurdo. Ritorna il paesaggio trentino, la montagna. Un Trentino còlto nelle radici della vita, nelle stesse radici della cultura. Archetipi. Ricordo che tutti i libri di Gadler sono da moltissimi anni esauriti. Essi meriterebbero, a mio avviso, ben altra attenzione da parte dell’Ente pubblico, spesso prodigo nello spreco e nel clientelismo. Anche una ristampa anastatica potrebbe essere un evento significativo per la cultura trentina e, con alcuni accorgimenti, per la scuola trentina.****** “I sentieri della memoria” sono una raccolta di racconti, verosimilmente scritti tra il 1970 e l980, mai pubblicati. Persiste il dialogo. L’autore diventa quasi un archeologo capace di evocare il passato. La vita, le esistenze si snodano tra apparenza e realtà. Il raccontare, il chiedersi, il capire sono ora spesso colorati dal filtro dell’ironia. Sperando nella benevolenza dell’amico Diego assente, vorrei tornare per un attimo nella veste del critico. Siamo di fronte a una prosa pulita, vellutata, compatta nella sua levigata colloquialità. Il metodo è quello di “articolare la (mia) curiosità mediante un’agile ginnastica di prudenza onde captare, con svagata fatica, i piccoli fatti e le creature e le cose nella loro singola essenza…” “...il vero non ci appartiene, il vero ci trascende, fino nelle più piccole cose che noi crediamo nostre. Anche per questo lo spettacolo del vivere è valido sempre, a chi lo accetti e vi partecipi con animo sereno e pronto...” Colgo nei racconti la non pretesa (“superbia”) di una visione unitaria della vita, il rifiuto degli assolutismi e dello smarrimento distruttivo. Gadler parla di una scelta, che è anche impotenza, di non chiarire l’imponderabile, l’insolubile. Non per ossessione, non per comodità. Parla di un relativismo degli atti umani e di un’impossibilità di penetrare la causa prima. C’è un ragionare lieve e compatto insieme, ci sono profondità, apertura, senso della vita. Vi gioca il mestiere di giornalista, il contatto con la gente, la necessità di sentire e percepire i fatti e ciò che si cela nelle coscienze. Una ricerca al bordo, che si sforza, senza impennamenti e cadute drammatiche, ma non senza un prezzo di sofferenza e frustrazione di andare oltre la cornice dell’apparenza. Misurato, controllato come sempre, Diego non ha potuto occultare la sua amarezza per le difficoltà anche economiche di pubblicare, non incline com’era a muoversi con aggressività e rapacità sul mercato spesso clientelare delle lettere. Credo vada apprezzato in questo senso l’impegno di Kaos (ndr associazione di poeti di Trento non più esistente da anni) di andare alla pubblicazione di un’antologia delle opere di Gadler. L’importante è che ci si muova e si creda nel senso e nel valore di ciò che si fa. Ci potranno essere difficoltà intrinseche alla personalità di Diego. Lavorando sulle sue carte non sono mai riuscito a trovare una data. Vezzo di poeta? Scelta scaramantica? Distanza dalla contingenza? Il senso dell’eterno e del nulla? Un cogliere la verità, le verità nel loro baluginare, in un tempo indeterminato? C’entra l’atemporalità? Oggi non ho una risposta. C’è un fascino anche in questo vuoto, in questa indeterminatezza. Diciamo con chiarezza che c’è ancora molto lavoro da fare su Diego Gadler e che la fatica sarà premiata da nuove scoperte.****** Sono giunto alla fine del sentiero affascinante, ma non facile, che mi ha portato dentro l’opera di Diego Gad1er. Ed ora ai testi. Lasciamoci avvolgere dalle Voci vere, così diverse di Mariella, Emanuele, Alfonso. Cogliamone il timbro,la suggestione, il gioco delle generazioni, il comune amore della bellezza, dei valori, la stima della vita. Lasciamoci andare al ritmo delle parole di Diego, che attraversano mezzo secolo, così terribile, così grandioso, così presente nell’oggi. Cerchiamo di scoprire la cifra nascosta di questi testi, torniamo in noi stessi, a riscoprire fonti perenni della visione, del piacere, del sapere. Proviamo, nella malia della parola di Diego, nella forza contenuta dei suoi colori, a trovare un angolo di pace, di silenzio. E’ questo il dono, duraturo, la piccola pietra che brilla che Diego ci ha lasciato. UNA PICCOLA PIETRA CHE HA IMPRIGIONATO NELLA SUA LUCE IL COLORE DEL FIORDALISO. Proviamo a far rivivere nel nostro ascolto quello che Antonio Faeti ha chiamato “il culto delle parole lievemente toccate”. (Testo dattiloscritto inedito di Paolo Toniolatti, tradotto in word da Angelo Siciliano, nell' aprile 2008, per la rivista trentina Judicaria). Biblioteca Comunale di Trento - Schedario relativo a Diego Gadler Da Silvano Groff - Trento, 21.5.2010Giornalista, poeta e scrittore. Giovanissimo si dedicò al giornalismo, e collaborò in particolare a “L’Avvenire d’Italia” e “Il Gazzettino” di Venezia. All’intensa attività giornalistica si affiancò l’impegno letterario, che portò alla pubblicazione di due raccolte di poesie - Paese di giovinezza (Trento, 1939) e Arpa (Reggio Calabria, 1956) - e di due in prosa - Ogni anno fiorisce la valle (Trento, 1954) e Leggende e fiabe (Bolzano, 1959). V. Esposito, Nedda Falzogher e il suo cenacolo letterario: A. Goio, R. Gadotti, M. Pola, D. Gadler, A Borgogno, in Poesia non-poesia anti-poesia del ‘900 italiano, Foggia, Bastogi, 1992, p. 143 Collocazione: BCT40 Estremi cronologici della documentazione conservata: 1911-ca. 1990 Data di acquisizione e provenienza: 2007. Dono Alessandro Gadler Consistenza del fondo: 8 faldoni Descrizione del fondo: Carteggi, documenti personali, diari: 1943-1984. Minute di lettere di Diego Gadler; (segn. BCT40-1/1) 1942-1989. Lettere inviate a Diego Gadler: Mittenti A-L; (segn. BCT40-1/2) Mittenti M-Z; (segn. BCT40-1/3) 1987. Lettere e altro materiale relativi ai rapporti di Diego Gadler con Vittoriano Esposito. Ms., dattil., fotocopie; (segn. BCT40-1/4) 1986. Lettere e altro materiale relativi ai rapporti di Diego Gadler con Marino Feltrinelli. Ms., dattil. e fotocopie; (segn. BCT40-1/5) 1951-1960. Carteggio di Diego Gadler con la Regione Trentino-Alto Adige. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-1/6) 1961.2.18, Bolzano? Lettera di Jolanda … a Rosetta Gadler, moglie di Diego. Ms.; (segn. BCT40-1/7) 1945-1975. Lettere, dichiarazioni, ricevute relativi ai rapporti di Diego Gadler con giornali, riviste, comitati, sindacati e istituti professionali. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-1/8) 1954-1979. Lettere e altro materiale relativi ai rapporti di Diego Gadler con l’Associazione culturale italo-ispanica “Cristoforo Colombo”. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-1/9) 1951. Diario di Diego Gadler. Ms. Inserita una cartolina-ricordo di Rosetta e Diego Gadler dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, 9.8.1962; (segn. BCT40-1/10) 1953. Diario di Diego Gadler. Ms. Inserita una cartolina di … a Rosetta e Diego Gadler da Ailefroide, 30.5.1958; (segn. BCT40-1/11) 1938-1975. Note oniriche di Diego Gadler. Ms.; (segn. BCT40-1/12) Scritti: Datati: 1974 ca. Articoli su “L’Adige”. Quaderno con elenco degli articoli di Diego Gadler pubbl. sul quotidiano trentino “L’Adige” dal 1964 al 1974. Ms.; (segn. BCT40-2/1) 1929-1970. Le occasioni della cronaca. Materiale (riviste, ritaglia stampa, appunti, malecopie, lettere) raccolto da Diego Gadler e suoi appunti per la redazione di profili biografici di trentini illustri. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-2/2, 3) 1932-1955. Eliot, Zweig, Pirandello e Zavattini. Appunti e articoli. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-2/4) 1934-1989 ca. Poesie, articoli e racconti vari. Malecopie e stesure definitive. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-2/5) 1939-1943. Paese di giovinezza: 3 stesure della raccolta in versi, esemplari della pubblicazione, recensioni. Inoltre Attimi: 2 stesure della raccolta in versi, parzialmente pubbl. in Id., Paese di giovinezza. Liriche, Trento, Tip. Benigni, 1939. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-2/6) 1941-1948. Materiale relativo alla polemica contro il Teatro del GUF. Articoli di giornale di vari (1941-1948), appunti e stesure dell’articolo di Diego Gadler mai pubblicato; (segn. BCT40-2/7) 1944-1948. Trento. Stesure di e materiale correlato. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-2/8) 1951-1954 ca. Ghor, soggetto cinematografico. Appunti, malecopie e stesura definitiva, guide turistiche per la scenografia e carteggi. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-2/9) 1952-1954. Arpa. Appunti, versioni, carteggio e recensioni e segnalazioni bibliografiche relativi alla raccolta in versi (1952-1954). Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-3/1) 1952-1962. Leggende e fiabe. Materiale bibliografico, appunti, malecopie, stesura parziale, carteggi in originale e in copia, esemplari della copertina pubblicata e di alcune illustrazioni, recensioni. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-3/2) 1954-1958. Ogni anno fiorisce la valle. Appunti, recensioni, lettere e cartoline di vari con molte buste di spedizione e ricevute relative all’opera pubblicata nel 1954. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-3/3) 1965-1969. [Lo sperimentalismo nell’arte]. Appunti, malecopie e minute, ritagli stampa. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-3/4) 1981-1990. Nedda Falzolgher. Volumi pubblicati, lettere, testo preparatorio e stesura finale del suo intervento al convegno di studio Nedda Falzolgher: poesia e spiritualità (1983), copie di altre relazioni, 1 fotografia. Ms., dattil. e a stampa; (segn. BCT40-3/5) Non datati (la collocazione rispetta l’ordine alfabetico del titolo): Evasioni pirandelliane. Stesura dell’articolo. Dattil.; (segn. BCT40-4/1 (ex NM 1079) La giacca di Uberto; Nozze al villaggio. Soggetti cinematografici. Appunti, e stesura delle Nozze. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/2) Lettere non spedite. Stesura di varie lettere fittizie. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/3) La città sepolta/sommersa. Stesure. Ms. e dattil. Il lavoro definitivo è stato pubbl. in D. Gadler, Leggende e fiabe, Bolzano, Borgogno, 1958, pp. 57-66; (segn. BCT40-4/4) Il nano e il mago. Stesura, dattil. e fotocopie della versione a stampa in D. Gadler, Leggende e fiabe, Bolzano, Borgogno, 1958, pp. 69-73; (segn. BCT40-4/5) Palcoscenico: racconti. Stesura. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/6) Sentieri della memoria: racconti. Malecopie, appunti, stesure complete e parziali. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/7) Sentieri della memoria; Storie minime. Stesure dei racconti. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/8) Sinfonia nella tenebra. Stesure del racconto. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/9) Stefan Zweig: profilo critico. Stesure dell’articolo. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/10) Storie minime. Stesure. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/11) La torre d’Augusto. Stesura parziale dell’articolo. Dattil.; (segn. BCT40-4/12) Come il Trentino raggiunse cento anni fa la libertà di stampa/Le travagliate vicissitudini del Trentino per conquistare la libertà di stampa. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/13) Una singolare voce lirica: Tullio Gadenz davanti al tormento dell’essere. Stesura dell’articolo. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/14) Vetrina delle curiosità: Scienza e mito dell’idea metapsichica. Stesura dell’articolo. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/15) Critica dei films Intermezzo (1939), Il Barone di Münchausen (1943), Il giudice Timberlane (1947) e Il Trono di sangue (1957). Stesure. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/16) Scritto sulla Poesia. Appunti e malacopia. Ms.; (segn. BCT40-4/17) Appunti vari. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/18, 19, 20, 21) Abbozzo intervista RAI. 2 redazioni dell’intervista radiotelevisiva fatta da Aldo Gorfer a Diego Gadler. Con testo della poesia di Diego Gadler La ricerca. Ms. e dattil.; (segn. BCT40-4/22) 1934-1935. 2 elenchi di libri letti da Diego Gadler. Ms.; (segn. BCT40-4/23) Scritti, recensioni e segnalazioni a stampa: ritagli stampa. Talvolta sono inseriti malecopie, appunti, lettere e attestati ms. e dattil.; (segn. BCT40-5, 6, 7) Varia / biblioteca: Vittore Bertagnolli (studente della V classe), quaderno con schemi e riassunti relativi alla Raccolta di prose di autori moderni scelte e annotate per le classi superiori delle scuole medie austriache a cura di A. Cetto, Trento, Monauni, 1911. Ms.; (segn. BCT40-8/1) ca. 1961. I. Cinti, Il Futurismo. Stesura ms. dell’A., come da nota apposta in calce forse dal senatore Luigi Dalvit: “Relazione autografa di Italo Cinti consegnatami lunedì 9.1961 all’università popolare”; (segn. BCT40-8/2) 1922-1990. Voll. a stampa e riviste contenenti opere di Diego Gadler; (segn. BCT40-8/3, 4). (Testo pubblicato nel n. 74, agosto 2010, della rivista trentina Judicaria, fruibile anche nel sito www.angelosiciliano.com). Zell, 30 luglio 2010 Angelo Siciliano Consulta gli altri articoli presenti sul web alla pagina : Articoli e Saggi brevi |